Ci sono in provincia di Palermo 650 chilometri di tubi in amianto disseminati su 5900 ettari di campagne dove da trent’anni scorre l’acqua per far crescere frutti e ortaggi finiti sulle tavole di migliaia di famiglie.
L’allarme è stato lanciato ma non ha sortito niente più di qualche blando impegno verbale. La Regione sa ma non si sa cosa fa.
Se per definire meglio l’entità di questa minaccia per l’ambiente e la salute passerà tempo, certamente da anni l’amianto è fuorilegge perché cancerogeno mentre a tanti livelli sono emerse le conseguenze dirette sull’uomo.
Le condutture sotto accusa furono realizzate, tra il 1970 e il 1973, a completamento della diga sul fiume Jato. In tutto questo tempo i tubi hanno subito evidentemente un processo di deterioramento. Ne sono una prova manifesta le numerose perdite riparate negli anni lungo la rete che approvigiona 8000 idranti. Il territorio agricolo sotto cui cova questa bomba si estende dai confini con la provincia di Trapani in direzione di Palermo toccando i territori di sei comuni (Balestrate, Partinico, Borgetto, Giardinello, Trappeto, fino ai confini con Terrasini). La Cooperativa Irrigua Jato, che gestisce la distribuzione dell’acqua invasata nel lago Poma per l’agricoltura, ha denunciato più volte il problema. Così pure la Confederazione Italiana Agricoltori: “perché nessuno – dice Salvatore Inghilleri, presidente provinciale di Palermo – si accorge di questa bomba ecologica sottoterra. L’ESA, l’Assessorato regionale all’agricoltura e lo stesso Presidente della Regione Cuffaro sono ampiamente informati, fanno orecchie da mercante o nella migliore delle ipotesi dicono che provvederanno”.
Nella vicenda non mancano gli aspetti paradossali. Fino allo scorso anno le riparazioni di tutte le perdite lungo la rete sono state effettuate dagli operai della Cooperativa Jato con i soldi che l’Ente regionale di Sviluppo Agricolo stanzia per la manutenzione ordinaria. L’ESA è ormai alla canna del gas, non riceve a sua volta i fondi dalla Regione e non riesce, perciò, a fare neppure gli interventi ordinari. Motivi di sicurezza impongono l’impiego di ditte specializzate per riparare le tubature incriminate ma con quali soldi? Ergo, resta tutto fermo, perdite incluse, con il rischio di ingessare l’economia agricola gia asfittica del territorio e di cui vivono alcune migliaia di famiglie.
Recentemente il Governatore Cuffaro si è impegnato a stanziare una somma di circa un milione di euro per la manutenzione ordinaria dei prossimi due anni.
“I soliti provvedimenti tampone” secondo la CIA che chiede di affrontare la questione dal punto di vista strutturale. Nel grande calderone di Agenda 2000 sono stati approvati (1999) i progetti di fattibilità per il rifacimento e il completamento della rete irrigua che parte dalla diga Poma. In programma c’è anche l’allargamento del territorio da irrigare a 10.500 ettari. Ma se nell’invaso non c’è acqua a sufficienza – sostiene l’organizzazione agricola – cosa allarghiamo a fare?











