Nel 2024, la povertà in Italia non è più un fenomeno circoscritto: secondo l’ISTAT, oltre 13 milioni di persone (il 23,1% della popolazione) vivono in una condizione di rischio di povertà o esclusione sociale. Se il Mezzogiorno resta l’area più colpita, i segnali di allarme iniziano a farsi sentire con forza anche al Centro e al Nord.
Sud: una fragilità strutturale che resiste
Il Mezzogiorno continua a essere l’epicentro del disagio: qui la quota di popolazione a rischio sale al 39,2%. Nelle Isole, l’incidenza della povertà assoluta è cresciuta fino al 13,4%, risultando l’unica area del Paese con un dato in aumento rispetto all’anno precedente. Tuttavia, esiste una forte distanza tra il bisogno e l’intervento: secondo la Caritas, meno di una persona su cinque tra quelle a rischio riceve un sostegno economico diretto
Il Centro e il Nord: la povertà “invisibile”
- Centro Italia: Il disagio è legato soprattutto ai costi abitativi elevati e alla precarietà. Casi come Prato, con un’alta percentuale di famiglie monoreddito, o le periferie di Roma, mostrano fragilità paragonabili a quelle del Sud.
- Nord Italia: Qui la povertà cresce in silenzio, soprattutto nelle province industriali mature. Nel Nord-Est, nel 2024, si è registrata la maggiore perdita di reddito reale del Paese (-4,6%), un dato più marcato rispetto al Mezzogiorno.
Il paradosso dei “Working Poor”
Uno degli aspetti più critici riguarda il fatto che il lavoro, da solo, non basta più a proteggere dal bisogno. Oltre il 23% delle persone assistite dalla Caritas è regolarmente occupato. Salari bassi e carriere discontinue rendono vulnerabili anche le famiglie formalmente attive.
La Sicilia in numeri
Una regione ai vertici della fragilità sociale.In Sicilia oltre il 35% della popolazione vive a rischio povertà. Circa un terzo delle famiglie sperimenta un grave disagio economico, un valore quasi doppio rispetto alla media nazionale.
- Palermo: La povertà si concentra nel centro storico e in quartieri come Brancaccio-Ciaculli, dove quasi il 10% delle famiglie non ha alcun componente occupato o pensionato.
- Province “Inermi”: Caltanissetta ed Enna occupano stabilmente le ultime posizioni per reddito disponibile. Anche territori produttivi come Ragusa e Siracusa mostrano vulnerabilità nascoste, con alte percentuali di famiglie monoreddito con figli.
Verso nuovi modelli di Welfare
Con il ridimensionamento delle misure nazionali, come il passaggio dal Reddito di cittadinanza all’Assegno di inclusione, la platea dei beneficiari si è ridotta. Guardando all’Europa, modelli come quelli della Danimarca o dei Paesi Bassi suggeriscono che la chiave non sia solo il trasferimento di denaro, ma il potenziamento dei servizi universali (casa, infanzia, formazione) per ridurre le spese obbligate delle famiglie.












